L’invasione della baia dei Porci fu il fallito tentativo di rovesciare il governo di Fidel Castro a Cuba, messo in atto dalla Central Intelligence Agency degli Stati Uniti d’America per mezzo di un gruppo di esuli cubani anticastristi, fatti sbarcare nella parte sud-ovest dell’isola[1]. L’operazione è conosciuta in inglese come Bay of the Pigs Invasion e, tra i cubani[2], col nome spagnolo di invasión de Playa Girón o batalla de Girón.
17 APRILE 1961 – L’operazione, programmata dal direttore della CIA Allen Welsh Dulles durante l’amministrazione Eisenhower[3], fu lanciata nell’aprile 1961, neanche tre mesi dopo l’insediamento di John Fitzgerald Kennedy alla Presidenza. Le forze armate cubane, equipaggiate e addestrate dalle nazioni filo-sovietiche del blocco orientale, sconfissero la forza d’invasione in tre giorni di combattimenti.

La forza da sbarco principale prese terra in una spiaggia chiamata Playa Girón, motivo per cui nei paesi sudamericani il fatto è noto anche come “battaglia di Girón” o semplicemente “Playa Girón”. Il piano preparato dal 5412 Committee della CIA, il 16 marzo 1960, fu denominato “Programma per un’azione segreta contro il regime di Castro” (A Program of Covert Action against the Castro Regime)[4][5] e in seguito chiamato “operazione Zapata”, dal nome geografico della zona da conquistare (Ciénaga de Zapata). L’operazione causò gravi danni d’immagine alla politica elettorale di Kennedy, detta della Nuova Frontiera, improntata su auspici di pace e libertà[6][7][8][9][10].
Il memoriale dell’operazione situato nel quartiere di Little Havana a Miami in Florida.

Le motivazioni
L’ipotesi di uno sbarco alla baia dei Porci, ossia l’invasione di Cuba, aveva cause politiche ed economiche. I motivi politici erano dovuti al fatto che Fidel Castro era favorevole a una aggregazione di stati centro e sud-americani, facendo temere all’amministrazione americana una democratizzazione operaia o contadina di tipo consiliare dell’America Latina. Gli statunitensi erano poi in piena azione definita di roll back, con la quale avviene il passaggio da una politica estera di contenimento, a una aggressiva volta a instaurare governi filo-occidentali, ed erano decisi a riportare l’isola sotto la sfera d’influenza statunitense. A questo fine ben si prestavano alcuni membri del Concilio Rivoluzionario Cubano, attivo nella Florida e finanziato dagli Stati Uniti, che, a suo tempo, avevano combattuto a fianco di Fidel Castro per avere una democrazia cubana, e ora volevano attuare la loro versione di ideale democratico a Cuba.
Più estesi erano i motivi economici. Nel giugno 1960 Fidel Castro, succeduto il 1º gennaio 1959 al dittatore filo-americano Fulgencio Batista a seguito della rivoluzione cubana, aveva nazionalizzato le raffinerie della Esso di John D. Rockefeller e della Shell di Marcus Samuel,[11] a Havana Harbor e della Texaco di Joseph S. Cullinan, Thomas J. Donoghue, Walter Benona Sharp e Arnold Schlaet a Santiago di Cuba[12], perché si erano rifiutate di raffinare il petrolio sovietico[13]. Il 17 settembre vennero espropriate tutte le banche statunitensi, compresa la First National City Bank of New York di James Stillman Rockefeller, la First National Bank di Boston, e Chase Manhattan Bank, di David Rockefeller, e altre società[14]; in ottobre furono chiusi casinò e catene di alberghi Riviera e Capri (alberghi del Turismo sessuale), di Meyer Lansky, di Lucky Luciano, di Santo Trafficante Sr. e di Frank Costello.
Circa 250 000 cubani scapparono per emigrare negli Stati Uniti, perdendo i loro beni. In campo agricolo, con la riforma agraria, il governo aveva distribuito ai contadini cubani, raccolti in società cooperative, 270 000 ettari di latifondo e porzioni di territorio già coltivato, circa 35 000 ettari della United Fruit Company di proprietà di Nelson Rockefeller (Rockefeller-owned United Fruit Company, UFCO) della quale Allen Dulles, direttore della CIA, aveva capitali azionari e come socio di maggioranza ne era presidente e rappresentante legale[15]. Aveva perso proprietà la ITT Corporation e altre aziende americane, la maggior parte produttrici di zucchero, fra cui la West Indies Sugar Company di George Herbert Walker[16], per un totale di 70 000 ettari[17], colpendo direttamente gli interessi dei proprietari delle società statunitensi e avvicinandosi, con lo scambio di zucchero per petrolio, all’Unione Sovietica[18].
Questi terreni furono risarciti al prezzo dichiarato dalle società al catasto cubano, ma i proprietari si lamentavano che era troppo poco. I diritti di tutte queste società venivano sostenuti per interessamento del direttore della CIA[che cosa significa?]. Il 6 luglio 1960 il presidente degli Stati Uniti ridusse e soppresse la quota di zucchero che gli USA importavano da Cuba. Il 7 luglio 1960 il Parlamento cubano votò una legge per la nazionalizzazione delle società statunitensi operanti a Cuba, che vennero rimborsate con buoni governativi trentennali, con un interesse annuo di meno del 2%. Il 19 ottobre 1960 il governo degli Stati Uniti reagì imponendo un embargo totale sulle esportazioni a Cuba di prodotti e tecnologie, eccetto medicinali e prodotti alimentari.[19]
Il piano per rovesciare Castro
Il piano originale prevedeva una sollevazione popolare dall’interno, che provasse la disaffezione delle popolazioni rispetto al regime monopartitico di stampo socialista, che secondo Castro e i suoi sostenitori era una democrazia popolare apartitica[20][21] ma che i dissidenti e una certa parte degli analisti politici internazionali definivano come regime totalitario[22], e la creazione di un’opposizione cubana responsabile e unificata contro Fidel Castro, situata al di fuori di Cuba (il 22 marzo 1961 a Miami fu creato il Concilio Rivoluzionario Cubano)[23]; lo sviluppo di una comunicazione di massa per il popolo cubano come base di una potente offensiva di propaganda (allo scopo dal maggio 1960 erano state create le emittenti Radio Swan, in Honduras, e la radio degli esuli cubani); la creazione e lo sviluppo di una rete segreta di spionaggio e l’organizzazione di azioni di sabotaggio all’interno di Cuba, che rispondesse alle direttive e agli ordini dell’opposizione in esilio (nacquero i gruppi di sabotatori Operazione 40, nel 1960, e Alpha 66, nel 1961).
Il piano, chiamato “Programma per un’azione segreta contro il regime di Castro” (A Program of Covert Action against the Castro Regime)[24],[25], nome in codice Jmarc[26], fu elaborato dal Gruppo 5412[27] sostenuto da Richard Nixon, allora vicepresidente durante l’amministrazione di Dwight Eisenhower; quest’ultimo approvò il piano il 17 marzo 1960[28]. Notizie sul piano presero ben presto a cicrolare sulla stampa: il 30 ottobre il giornale La Hora a Città del Guatemala diede notizia di una base segreta nella quale si stava preparando l’invasione di Cuba[29]; il 19 novembre 1960 il professore Ronald Hilton, direttore dell’Istituto di studi ispano-americani (Institute of Hispanic American Studies) dell’Università di Stanford, appena tornato da un viaggio di ricerca in Guatemala, pubblicò sull’Hispanic-American Report e sul settimanale The Nation la notizia che esuli cubani, addestrati dalla CIA, erano in procinto di rovesciare Castro[30]. A dicembre numerosi giornali americani pubblicarono notizie su una misteriosa base militare in una piantagione di caffè nel Guatemala, e il 10 gennaio se ne interessò anche il New York Times. Una tale pubblicità tuttavia non sollevò un problema di incompatibilità, perché queste notizie vennero date proprio nel momento in cui l’amministrazione Eisenhower se ne andava e l’amministrazione Kennedy non si era ancora insediata[31].
Declassificato CIA: organizzazione di comando delle operazioni alla Baia dei porci.
Il 17 gennaio 1961 l’operazione prese il nome in codice di “Operazione Pluto”, poi cambiato in “Operazione Trinidad” e da ultimo in “Operazione Zapata”; l’azione fu approvata dal direttore della CIA Allen Dulles, che nominò Richard M. Bissell Jr. vicedirettore del piano, e venne autorizzata in febbraio dal neopresidente John Fitzgerald Kennedy. Il 7 aprile, Tad Szulc scrisse sul New York Times un articolo in prima pagina predicendo una probabile invasione di Cuba per la data del 18 aprile[32]; quando Kennedy lesse l’articolo, rispose contrariato al responsabile editoriale del Times: «Castro non ha bisogno di spie negli Stati Uniti; tutto quello che deve fare è di leggere il giornale» («Castro doesn’t need spies in the United States; all he has to do is read the newspaper»)[33].
L’11 aprile 1961 fu invitato a Washington il capo di stato maggiore della Difesa britannico Louis Mountbatten, e l’MI-6, il servizio di spionaggio britannico che al tempo pullulava di spie doppiogiochiste che passavano documenti al servizio di spionaggio russo KGB, fu ufficialmente informato dell’operazione Zapata. I britannici non vedevano di buon occhio l’espansionismo statunitense su Cuba.
Il 13 aprile 1961 Radio Mosca, in una trasmissione in lingua inglese, informò il mondo che entro una settimana sarebbe avvenuta l’invasione di Cuba da parte di un gruppo organizzato dalla CIA[34]. Lo stesso giorno all’Avana avvenne il sabotaggio del grande magazzino “El Encanto”, che fu ridotto in cenere da ordigni incendiari con i timbri dell’esercito americano[35].
Il 14 aprile 1961 il cancelliere tedesco Konrad Adenauer fu invitato a Washington e messo al corrente da Kennedy delle intenzioni statunitensi di rovesciare con le armi il governo cubano. Gli strateghi statunitensi si aspettavano una reazione sovietica all’invasione di Cuba e pensavano che i sovietici avrebbero risposto invadendo la Germania dell’Ovest: gli statunitensi offrirono copertura strategica ai tedeschi[36], ma Adenauer rispose malamente e le due parti litigarono talmente tanto che alla fine decisero di distruggere la registrazione scritta del loro terzo incontro[37].
Un carro armato T-34 sovietico esposto al Museo del Giron.
I servizi segreti cubani furono ufficialmente avvisati dello sbarco anche da un agente del KGB[38]: il programma per un’azione segreta contro il regime di Castro era diventato il segreto di Pulcinella[39] e il governo cubano ebbe tutto il tempo di studiare un piano di difesa ben congegnato, nascondere gli aerei da combattimento, attivare la contraerea e vigilare le coste. Il governo cubano fu in grado così di dare tempestivamente un’adeguata risposta a ogni iniziativa statunitense.